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9 marzo 2023

Quando muore un gatto..

Quando muore un gatto


Quando muore un gatto, un gatto qualsiasi nel mondo, è un lutto della gioia, un lutto della libertà.

"Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
il tuo sorriso è la mia pace."

Ogni gattino porta in questo strano mondo così tanta dignità e bellezza.... perderlo è tentennare confusi di smarrimento e dolore.


Nel mio lavoro di pittrice di ritratti di animali seguo molti di questi lutti, con attenzione ed empatia perché lo so bene, chi perde un gattino ha il cuore in mille pezzetti. Il ritratto eterno che dipingo riesce a sistemarne un pochino, perché l'amore cura, sempre.

Morte lutto gatto

Morte lutto di un gatto


Qui nelle immagini vedete la mia guida Felina che coccola i ritratti su sasso prima della partenza verso il cliente commissionante, durante il backstage fotografico ♥️



Poesia di 
Henry Scott Holland

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29 marzo 2019

Quando muore un amico gatto

Sedetevi calmi. Prendete tempo ora.
Fatevi accompagnare da una bella tisana o un calice di rosso per leggere...e andate fino in fondo...(io tifo per il rosso)
Non fermatevi... anche se è lunga e avrete lo sguardo troppo commosso.

(ehy pssss Ricordate anche  due ma anche tre  confezioni di kleenex)

quando muore un gatto
Matteo e Bighi 💓


"E così sei andato via anche tu. E sono costretto a dirlo a tutti perché, tuo malgrado, forse, ti avevo trasformato in un personaggio pubblico. Eri in tanti miei scritti, addirittura nella biografia nell’interno copertina del mio libro.
Mutilato. Ecco come mi sento. E non m’importa che capiscano, sai. Non mi tocca che mi diano dell’esagerato, del tragico. Tutto questo dramma per un gatto. Non me ne può fottere di meno. Anzi, ti dirò caro Bighi, li capisco. Ti dirò grande Bigolino, forse al loro posto penserei lo stesso triste, dozzinale luogo comune. Tutto questo dramma per un gatto.
Perché loro non c’erano mica. Non c’erano qui, qui dentro dico. Non erano con noi.
Non c’erano quella sera di novembre del 2006 quando ho aperto il portone del palazzo di via Mascheraio, quando ho acceso la luce e ho sentito il tuo primo “Miao”. Quando mi sono avvicinato a quella cestina fuori dalla porta di Sandro e la Fede e ci siamo guardati per la prima volta. “E tu chi cazzo sei?” e tu, anziché rispondere “Ma chi cazzo sei tu?”, mi hai guardato stringendo gli occhi gialli e hai iniziato a fare le fusa, così, sulla fiducia, senza che nemmeno ti sfiorassi. Non c’erano quando ho detto “beh dai, lo tengo io per il momento, poi intanto gli troviamo una casa” e quel momento è durato otto anni, quattro case e un milione di avventure. Tutto questo dramma per un gatto. Non c’erano mica loro, caro bimbo mio, quando ti ho insegnato a farla nella cassettina e tu, più che un gatto che piscia o caga, sembravi una ditta di movimento terra. Eri un demonio magro e lungo, con orecchie, zampe e coda sproporzionate. No adorato Bighi, non c’erano loro quando ti ho insegnato a salire la scaletta di ferro che portava al letto in soppalco. E a scendere ovviamente. Prima sembravi un tetraplegico appena miracolato, poi, in due ore, andavi su e giù come un lampo. E io come un papà che ha appena tolto le ruotine alla bicicletta del figlio mi sono commosso e ti ho abbracciato. Non c’erano quando ho tardato a sverminarti e mi hai svegliato vomitandomi sul petto una famiglia intera di vermi vivi, facendo vomitare me a mia volta. E quella notte non avevo le lenzuola di ricambio e abbiamo dormito tutti e due sul materasso nudo con delle bestemmie terrificanti che tu ascoltavi facendo incuranti fusa. Non c’erano quando Inzaghi ha segnato il secondo gol al Liverpool e ti ho fatto volare in aria tre volte. E neanche quando abbiamo scritto insieme decine e decine di canzoni, io seduto sulla sedia e tu sulla scrivania, costantemente a urtarmi la penna con la zampa mentre scrivevo, facendomi tirare righe a cazzo sul foglio. Loro non c’erano quando abbiamo dormito appiccicati tutte le sante notti. E nemmeno quando usciva di casa una ragazza e ti chiedevo “Cosa dici? Va bene questa?” e mi guardavi compatendomi. Non c’erano quando hai bevuto il caffè da una tazza che avevo lasciato in giro, né quando ti ho beccato a mangiarti una Fiesta intera e ho fatto finta di non vederti. Beh, sappi che ti avevo visto. Tutto questo dramma per un gatto. Ed eravamo sempre e solo io e te quando arrivavo a casa sbronzo perso e barcollando mi trascinavo a letto e tu volevi farmi “pane” sulla pancia e io “no Bighi che sbocco” e allora mi mettevo a pancia in giù. E tu facevi “pane” sulla schiena. Non c’erano quando giocavi a unghie spianate coi miei piedi mentre facevo l’amore e mi toccava fermarmi dalle risate perché “no, dai, così non riesco…”. Non c’erano quando ti portavo in piazza col guinzaglio a vedere il mondo, che in quel monolocale putrido stavi dando di matto. E le foto coi turisti. E le coccole dei passanti. Tutto ti facevi fare. Egocentrico come il tuo papà. Loro non c’erano mica. Erano tutti impegnati a fare figli, sposarsi, quelle cose lì, da adulti, mentre io ero con te a raccontarti la giornata di merda al lavoro, la litigata con mia madre, il gol con i Columbias. No, non c’erano quando io e Luca ti abbiamo infilato le mutandine che aveva lasciato a casa mia quella là e tu giravi per casa tentando di togliertele. E neanche quando giocavamo al Wrestling sul letto: io Randy The Ram e tu Scrotofeltri. Non c’erano quando ti ho portato in macchina a salutare la nonna Ivana malata, per l’ultima volta e tu l’hai annusata e le hai leccato la mano. Non c’erano quando il mio lutto l’ho consumato da solo in casa. Quando scoppiavo a piangere e tu arrivavi. Arrivavi sempre. “Non piangere papà” c’era in quelle carezze che facevi col muso sul mio mento. Asciugandomi il viso zuppo. Non c’erano quando hai consumato qualcuna delle tue vite per colpa dei calcoli renali. E corse notturne dalla guardia medica. Ascoltava i Police alla radio quella notte il dott. Marchi. E io ti tenevo la testa mentre l’anestesia faceva effetto. Non c’erano loro, infinito bimbo mio, quando ti abbiamo dovuto evirare perché l’alternativa era morire. E neanche quando, svegliatoti dall’anestesia, ti leccavi la ferita e mi guardavi con gli occhi strabuzzati, “Ehi, niente scherzi. Sono pronto a scommettere che qui prima c’era un pisello”. No, no, non c’erano mica. Eravamo io te. Non c’erano quando le prendevi da Icio e io anziché difenderti ti davo del babbeo, “Fatti rispettare rincoglionito!” e poi siete diventati amici per la pelle. E poi addirittura fratellastri. Né quando ti sei invaghito di Giulietta che, da buona gatta ferrarese, se la tirava a manetta, te l’ha fatta annusare e poi, appurato che eri senza uccello, si è messa con Icio. Non c’erano mentre ti osservavo guardarli straziato d’amore mentre giocavano rotolandosi nell’erba. Ma tu sbagliavi tattica, te l’ho detto. Quegli agguati a Giulietta con te che sbucavi da dietro le colonne, hanno finito per tediarla. Ci voleva distacco, te l’ho ripetuto mille volte. È il Teorema di Ferradini. Ma poi, infondo, come si fa a darti torto: io sono l’ultimo in grado di pontificare sulle relazioni. Tutto questo dramma per un gatto. Ovvio, loro non c’erano. Non c’erano ogni mattina che Dio mandava in terra e tu sentivi la sveglia prima di me, anzi, prima che suonasse, quei dieci minuti che io non capirò mai come cazzo riuscivi ad azzeccare a prescindere dall’orario in cui la puntavo, che variava, ma tu niente, dieci minuti prima, seduto a un centimetro dalla mia faccia, con quella zampetta maledetta ad accarezzarmi la barba. E se non ti cagavo entro cinque minuti scattava il piano B: ribaltamento oggetti dal tavolo, ma non oggetti casuali: monete, chiavi, armoniche, tutto ciò che faceva più rumore. E in casi estremi, il piano C: la pisciata sulla scrivania. Tutte le mattine. Non c’è che dire, eri una sveglia infallibile. Macchè, non c’erano loro quando ci facevamo la doccia: io dentro e tu fuori, sul tetto della cassettina dei bisogni a farti la tua di doccia, con la lingua, ogni singola sera. No stupendo Bigolone, non mi aspetto che mi credano. Penseranno che sto esagerando, estremizzando, fantasticando per rendere più coinvolgente e commovente il racconto. Certo, è normale, loro non c’erano. Neanche quando in piena notte, con 39 di febbre, mi sono arrampicato in cima a un albero perché non riuscivi più a scendere e giù c’era tutto il palazzo e anche Giulietta. Che figura di merda, povero bambino mio. Non c’erano quando cercandoti nel cortile del palazzo dietro il nostro ho preso in braccio un gatto identico a te pensando fossi tu e lo stavo portando a casa. E tu sei uscito fuori da chissà dove miagolando quella che a me sembrò una risata di scherno. Non c’erano quando tutti i giorni in cui avevo la partita mi osservavi lucidare le scarpe da calcio, senza perderti una mossa. Era il nostro rituale. E io ti parlavo della partita che avrei giocato, degli avversari, della classifica. E tu ascoltavi. Non c’erano tutte le notti insonni, seduto a terra con la testa tra le mani a fumare e maledire chissà chi, con te a fianco, sempre. E io lasciavo che tu fossi l’unico essere vivente a vedermi così. Perché tu sapevi cosa fare. E lo hai sempre fatto. Certe cose le ho dette solo a te. Certe lacrime le ho piante solo sulla tua spalla. No, loro non c’erano. Neanche l’altra notte quando insieme a Icio ho vegliato il tuo corpicino tutta la notte. Dilaniato da una macchina che hai sfidato per l’ennesima volta. Ma stavolta ha vinto lei. La potrei polverizzare a mani nude se solo ce l’avessi qui, tanta è la rabbia. Feroce, inesausta. Inutile. E non c’erano stamattina quando sono scoppiato a piangere davanti a un’imbarazzata fiorista mentre ti compravo una rosa da parte della tata Stefy e un fiore dal nome impronunciabile, ma che è tanto bello. Non c’erano mentre ti scavavo la fossa, bella larga perché stessi comodo. Non c‘erano mentre riponevo il tuo corpo rigido con un gesto che mi ha riportato a quando chiusi gli occhi a mia nonna. Quando ti ho messo vicino il tuo orsetto bianco, perché non ti senta solo e il tuo topino preferito, se ti venisse voglia di giocare. E uno scroscio di lacrime, in quella fossa con te. Non c’erano quando proprio non riuscivo a riempire di terra la buca, a sotterrare il mio bimbo spettacolare e irripetibile. Il mio coinquilino per otto anni, il mio amico migliore, la mia storia d’amore più lunga, un pezzo di me, che se avessi un dio qualunque lo ringrazierei in eterno per averti spedito nella mia vita sbilenca. O forse lo maledirei per averti fatto partire troppo presto. Non c’erano quando ho preso un respiro e ho scaricato la mia furia su quella vanga ricoprendoti e poi mettendo quel fiore bellissimo che ora nutrirai. Perché non ti sei mai risparmiato e non lo farai mai. Loro non capiranno mai e non m’importa. Loro non c’erano e non ci sono nemmeno ora che ti scrivo questa lettera piangendo senza riuscire a smettere un attimo, per dirti di andare piccolo mio, vai, riposati bimbo, mia hai dato tutto, ora puoi riposare. Io spero di averti regalato una vita bella, ti giuro che ce l’ho messa tutta.
Ti ho amato come il figlio che forse non avrò mai, mio immenso Bighi. Tutto questo dramma per un gatto. Nessuno capirà mai, loro non c’erano.
Loro non ci sono nemmeno ora, in questa casa improvvisamente vuota.

Il tuo papà "


Matteo Pedrini il cantastorie


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25 marzo 2019

Perdere un amico gatto, il paradiso delle crocchette

quando muore un gatto cosa fare

Mamma, ma dove vanno i gatti quando muoiono?
I gatti quando muoiono vanno nel paradiso delle crocchette che è un posto scoppiettante. 
Hai presente quelle macchine che al cinema fanno i pop corn?
Sì, quelli che si mangiano e sembrano nuvole?
Esatto, proprio quelli. I gatti vanno in un posto in cima alle nuvole dove scoppiettano crocchette puzzolenti che però a loro sembrano profumatissime e gli fanno venire l’acquolina in bocca. Dalle nuvole escono le loro crocchette preferite e loro saltellano tutti insieme. E poi questo paradiso è pieno di gomitoli di lana che ai gatti piacciono molto, così ci giocano un sacco e fanno le fusa.



Il paradiso delle crocchette è un posto pieno di fusa. Loro pensano ai loro amici umani e fanno tante, tante fusa d’amore.
Si, e poi un giorno prendono una nuvola con le zampette e la aprono come fosse una valigia. Le nuvole sono le valigie, nel paradiso dei gatti. Ci mettono dentro dei pezzettini di cielo che hanno ritagliato con-le-forbici-dei-piccoli-per-fare-i-collage e di notte partono.

lutto di un gatto amico


E dove vanno, Frollina?
Di notte loro vanno a trovare i loro amici umani. 
Scendono le nuvole scala e si infilano dalla finestra, mentre i bambini e gli altri umani che li hanno amati dormono. Prima, se hanno degli amici animali, come per esempio le tartarughe che a me stanno molto simpatiche, vanno a salutare gli amici animali perché parlano la stessa lingua e poi si infilano in casa. Vanno a dormire in mezzo ai loro amici umani, oppure fanno delle piccole birichinate così quando loro si svegliano, si accorgono che è passato il gatto che adesso vive nel paradiso delle crocchette.
Si, e secondo me dormono a siluro tra le gambe dei loro amici umani.
Si, passano lì con la loro valigia e lasciano sparsi per casa dei pezzettini di cielo.



In cambio sai cosa prendono?
No, non lo so. Cosa prendono?
Prendono l’amore e i bei ricordi insieme ai loro amici umani, li mettono nella valigia nuvola e se li portano nel paradiso delle crocchette.
E perché?
Perché così quando vanno nella “fuseria” che è il posto delle nuvole dove fanno le fusa, tirano fuori i ricordi di amore dei loro umani e possono fare le fusa pensando a loro.
E noi possiamo pensare ai nostri amici animali che hanno lasciato pezzettini di cielo nelle nostre vite umane. 
F. Sanzo




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22 novembre 2016

Ritratti di cani che non ci sono più..

La bella Dora di Lella di Verona. 
Il suo dolce rassicurante  sguardo.
Lo dipingo  e penso a chi lo guarderà, per sempre.

Dora, dipinta su sasso da 8 cm.


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5 febbraio 2012

Spero di rivederlo un giorno e di abbracciarlo.

gatto  rosso dipinto su sasso
sasso misura E
Silvia, ha  poco fa ricevuto il ritratto di Romeo dipinto su sasso di mare, che mi ha commissionato da Monteriggioni , Siena.
Mi sono commossa leggendo le sue sensazioni vedendo il sasso dipinto.
E due certezze prendono  sempre più piede in me:
la morte non divide, anche se apparentemente sembra,
l'amore puro non finisce, mai.


"Spero che lui non soffra quanto me, spero di non mancargli, spero sia sereno, spero senta il mio amore, spero senta le mie mani, spero non sia geloso che adesso ho due altri micioni, spero di rivederlo un giorno e di abbracciarlo. Mi manca…"

Ciao Romeo, dolce bellissimo gattone dagli occhietti magici e incantati.
occhi di gatto Rossi arancione


gatto rosso arancione sguardo


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24 dicembre 2010

Gocce di eternità

Ho vissuto personalmente cosa significa quando una nostra creatura animale perde un suo caro compagno di vita cane o gatto. Ho appreso  anche dalle vostre testimonianze cosa accade.
Spesso ci sono bruschi aggravamenti di salute per il peloso che  rimane.
E' decisamente vero che gli animali lasciano questa vita con molta dignità. E' altrettanto vero che quando un cane o un gatto sta molto male i primi ad accorgersene sono proprio i suoi compagni pelosi. Cominciano ad annusare frettolosamente il compagno malato e poi si tengono da parte, sanno già cosa accadrà. Ma non è per insensibilità che si fanno da parte. Al contrario.
Dopo un lutto non siamo solo noi che rimaniamo attoniti e che somatizziamo in vari modi il dolore.
Ci sono anche loro a soffrire per la perdita...con le loro codine ferme, sembra non vogliano scodinzolare più. Non è immaginazione. Cercano negli angolini di casa i loro amici, fratelli.  Guardano a lungo le cucce vuote.
 Spesso subiscono un duro contraccolpo.


Questa è   la storia di Taita e Micia, le gattine di Sonia di Milano.
Micia, la mamma vola sul ponte dell'arcobaleno e la figliolina a distanza di pochi mesi  la segue in un volo che si concluderà in un abbraccio dai mille colori, in una nuova dimensione.

Dipingerle è stato toccante.
 Ho dovuto fermarmi a più riprese per riuscire a dipingere serenamente.
Perchè è anche vero che si può accettare la morte e il distacco. Ma per noi come per i nostri amici animali è il vuoto poi  che è difficile, impossibile a volte, da colmare.

Eccole qui, vicine, insieme , ancora e sempre.





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 Sa
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4 settembre 2010

Randall, l'orgoglio di Edoardo.

Vari tra voi,  già forse conosceranno la storia, la vita di Randall, cane abbandonato per cimurro, sopravvissuto per miracolo e salvato dall'atroce destino sulla  strada da Edoardo.
Mi commosse moltissimo qualche mese fa incrociare nel web lo sguardo gioioso di Randall, cagnolone sfortunato e fortunato allo stesso tempo.

Da una lettera  pubblica di Edoardo F.:
"Questo è Randall, un husky rosso di circa 4 anni ed è stato abbandonato da cucciolo perchè aveva il cimurro!
Quando lo vidi  per la prima volta, il 16/05/2006, Randall era ridotto veramente male: deambulava a fatica, aveva gli occhi più “grossi” del normale e inoltre notai due linee laterali lungo il corpo vuote di pelo.
Io invece sono  Edoardo, sono di Lecce e quel giorno ho trovato quello che è stato ed è il mio più grande orgoglio : Randall."


Randall, in seguito al cimurro  non curato avuto da piccolino, è rimasto paraplegico.
 Edoardo l'ha accudito come un coraggioso papà, e insieme hanno affrontato insidie e difficolta, con vitalità e entusiasmo di vivere. 
Così per più di 4 anni.
Ora Randall  corre. 
Gioca saltando a perdifiato.
Su una nuvola. Insieme a tutte  le nostre creature, sul ponte dell'arcobaleno.



Grazie mille a Edoardo per avermi data la possibilità di dipingere il suo sguardo di cielo.
  


Per info
samantha.web@hotmail.it

15 febbraio 2010

Pablo Neruda, il poeta degli animali.



Il mio cane è morto


Il mio cane è morto.
L'ho sotterrato in giardino,
vicino a una vecchia macchina arrugginita.

Lì, non più sotto
ne più sopra
si unirà con me un giorno.
Ora egli ormai se n'è andato col suo pelame,
la sua cattiva educazione, il naso freddo.
E io, materialista che non crede nel celeste cielo promesso
per nessun essere umano,
per questo e per ogni cane
credo nel cielo,
si,
credo in un cielo dove non entrerò,
ma lui m'attende
ondeggiando la coda di un ventaglio
perchè io giungendo abbia amici.

Ahi, non dirò la tristezza sulla terra
di non averlo più come compagno
che mai per me è stato un servitore.
Ebbe per me l'amicizia di un riccio
che conservava la sua sovranità,
l'amicizia di una stella indipendente
senz'altra intimità
che quella necessaria,
senza esagerazioni,
non s'arrampicava sui miei vestiti
empiendoli di peli o di rogna,
non si strusciava contro il mio ginocchio
come altri cani ossessi sessuali.
No,
il mio cane mi guardava
prestandomi l'attenzione di cui ho bisogno
l'attenzione necessaria
per far comprendere a un vanitoso
che essendo cane lui
con quegli occhi,
più puri dei miei,
pareva il tempo,
ma mi guardava con lo sguardo
che mi riservò
per tutta la sua dolce,
la sua pelosa vita,
la sua silenziosa vita,
vicino a me
senza seccarmi mai,
e senza chiedermi nulla.

Ahi quante volte ho voluto avere coda
camminando vicino a lui
lungo le rive del mare,
nell'Inverno di Isla Negra,
nella gran solitudine: in alto l'aria trafitta d'uccelli glaciali
e il mio cane che saltava, irsuto, pieno
di voltaggio marino in movimento:
il mio cane vagabondo e olfattivo
inalberando la sua coda dorata
faccia a faccia all'Oceano
e alla sua schiuma.
Allegro
allegro
allegro
come i cani sanno essere felici,
senza nient'altro,
con l'assolutismo
della natura sfacciata.

Non v'è addio per il mio cane ch'è morto.
E non v'è ne vi fu menzogna fra di noi.

Se n'è andato ormai
e l'ho sepolto,
questo era tutto.




Pablo Neruda(1904-1973)
Da Giardino d'inverno

30 ottobre 2009

Il ponte dell'arcobaleno


*****************
Nel corso di questi anni in cui mi sono dedicata a dipingere ritratti di animali sui sassi su commissione un compito molto delicato
è stato quello di ritrarre le creature che non sono più materialmente con noi.
Questa sezione è dedicata a tutti i musetti che ho dipinto, musetti che, ognuno con la sua storia d'amore, mi hanno vista commuovermi.




Il ponte dell'arcobaleno
"Proprio alle soglie del Paradiso esiste un luogo chiamato il Ponte dell'Arcobaleno.
Quando muore un animale che ci è stato particolarmente vicino sulla terra, quella creatura va al Ponte dellArcobaleno.
Ci sono prati e colline perché tutti i nostri amici speciali possano correre e giocare insieme. C'è abbondanza di cibo, acqua e tanto sole, e i nostri amici non hanno freddo e stanno bene assieme. Tutti gli animali che erano stati ammalati e vecchi sono restituiti alla salute e al vigore; quelli che erano stati feriti e mutilati sono nuovamente resi sani e forti, proprio come li ricordiamo nei nostri sogni di un tempo.
Gli animali sono felici, eccetto che per una piccola cosa: ognuno di loro sente la mancanza di una persona speciale, che ha dovuto essere lasciata indietro.
Tutti corrono e giocano assieme, ma viene il giorno in cui uno di loro improvvisamente si ferma e guarda lontano.
I suoi occhi brillanti fissano intenti; il suo corpo è preso da un tremito.
D'improvviso egli inizia a correre staccandosi dal gruppo, quasi volando sopra l'erba verde, le sue zampe lo portano a correre sempre più veloce.
Tu sei stato scorto e quando tu e il tuo amico speciale alla fine vi ricongiungete, vi stringete l'un l'altro in un abbraccio di gioia, per non lasciarvi più.
Baci di felicità piovono sul tuo viso; le tue mani accarezzano di nuovo il capo del tuo amico tanto amato e ancora una volta guardi nei suoi occhi fiduciosi, che tanto tempo fa erano spariti dalla tua vita, ma mai dal tuo cuore.
Poi, insieme, attraversate il Ponte dellArcobaleno"



******************
Luna e Cani
Forse stanotte i cani
dopo tanto abbaiar contro la luna
che lagrima in un fosso
si son messi a leccarla ghiottamente
e a croccarla sdraiati come un osso.

Corrado Govoni

CINDY♡
Sassi dipinti yorkshire cane



tra il 1993 e il 1996-26 settembre 2009


2 giugno 1990-volato il 15 marzo 2009

1999-18 giugno 2008 fra le lucciole

Dago


2002- addormentato nel dicembre 2009






Randall
Volato il 20 giugno 2010


Peggy, volata il 17/11/09


Sally, 1993-31 ottobre 2008
  
Ghigo

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Gli occhi di un gatto sono finestre che ci permettono di vedere dentro un altro mondo.
Leggenda Irlandese

Minoù
23 aprile 2000-addormentata il 7 agosto 2009


William 10.09.2005 volato il17.01.2009


Lucky 25.05.2005 volato il 13.11.2005


Un piccolo sollievo dal poeta degli animali,
lui come nessun altro, a parer mio ha saputo descrivere la profondità, la purezza, la gioia di un rapporto d'amore tra uomo e animali.
Pablo Neruda.